La paura più profonda

Testo scritto da Sara Allegri di 4E

Paura, terrore, angoscia e dolore sono costantemente nella mia vita; gioia, tranquillità, serenità e soprattutto amore non so nemmeno cosa siano, anzi, non credo ci siano mai stati nella mia vita. Fin da quando ero piccola la mia vita è stata piena di menzogne, schiaffi, ferite e milioni di cicatrici rimangono indelebili sulla mia pelle. Ogni mattina sotto la doccia le sfrego con forza, convinta che ripetendo all’infinito quei gesti un giorno scompariranno. Ma non è così… e non lo sarà mai.

È lunedì. È il primo giorno dopo mesi di reclusione che metto piede fuori di casa e che vedo la luce del sole… è come se fossi appena tornata dalle tenebre, come se tutte le angosce, tutte le paure e tutti i miei dannati problemi li lasciassi fra quelle quattro mura e nel frattempo diventassi un’altra persona, una persona che nessuno vede e nessuno calcola, la perfetta studentessa liceale che tutti vorrebbero essere, una persona dalla quale tutti stanno alla larga e con cui nessuno parla: una ragazza invisibile.
Ma non fatevi ingannare, nella vostra vita troverete tante maschere e pochi volti, maschere simili alla mia, magari meno convincenti e più false, ma di stesso principio, oppure addirittura persone che non riescono a nasconderlo, persone fragili, persone ingiustamente punite, persone maltrattate. Ne incontrerete di tutti i tipi, ma mai come me. Non incontrerete mai una ragazza che cela le emozioni dietro a una maschera di menefreghismo e freddezza, una ragazza che pur di non essere scoperta inventa le scuse più assurde che qualcuno possa mai trovare.

TOC! TOC! <<I cinque minuti sono passati! Muoviti!>>
Per l’appunto… Ogni mattina mi vengono concessi 300 secondi di acqua calda fra le sei e le sette del mattino, di solito ne uso solo 240 ma stamattina vedo ombre tutto intorno a me, mi girano attorno come volessero dirmi qualcosa: ma cosa?

Evviva! Primo giorno di scuola e già non trovo l’aula, di questo passo in classe ci arriverò magari fra due anni. Perché in questa dannata scuola ci sono così tante aule? Dopo diversi piani riesco a trovare la classe e tiro un sospiro di sollievo. Entro nella stanza e sento tutti gli occhi su di me: okay ragazzi, va bene che ho un bel fisico, ma così mi consumate. Nel tragitto dalla porta al banco in fondo vicino alla finestra incrocio lo sguardo di un ragazzo… mi blocco… un velo d’ombra mi copre e delle immagini iniziano a comparire…

Mi guarda, mi sorride, mi ammalia. La sua pelle è bianca come il latte, le sue labbra rosse come il sangue, i suoi occhi neri come la notte e i suoi capelli sono scuri come le tenebre.

<<Signorina, si sente bene?>> mi chiede la professoressa di storia dell’arte <<Sì, sì, tutto a posto>> rispondo, e mi vado a sedere. Comincia la lezione, ma subito mi perdo in ricordi e ragionamenti illogici privi di fondamento.

Fin dall’età di cinque anni ho questi tratti di ricordi che ogni tanto all’improvviso si fanno vedere, ma non riesco a capire perché li vedo solamente nelle ombre, le stesse ombre che hanno provocato disastri irreparabili, non riesco a capacitarmi del fatto che io veda quelle scene ed è come se le avessi già vissute… già, ma quando?

DRINN!!! Sobbalzo per lo spavento, ma che razza di suono è? Ah, la campanella, devo essermi addormentata, quella donna ha una voce soporifera.

Esco dalla classe e vado a sbattere contro qualcuno, alzo lo sguardo e incontro degli occhi neri, ma in meno di un secondo, come fosse un miraggio, scompaiono. Nessuno sembra prestarmi attenzione, sono tornata la ragazza invisibile, quindi mi incammino verso la piscina: ho deciso di entrare nella squadra, il nuoto è un’attività extrascolastica e questo vuol dire che se mi prendono passerò meno tempo a casa con “l’arpia” e rischierò meno di farla arrabbiare e di subirne le conseguenze.

Nello spogliatoio femminile, faccio una fatica immane a togliere la maglia: ieri sera lei si è arrabbiata perché su un piatto della cena era rimasto un alone, quindi mi ha tirato addosso una decina di piatti e bicchieri. Alla fine del suo sfogo, naturalmente, ho dovuto pulire io tutti i cocci.

Sopra il costume indosso una maglietta corta nera per nascondere le cicatrici e le ferite testimoni dei suoi sfoghi. Entro in piscina dove l’allenatrice accoglie con entusiasmo la mia proposta e mi fa cominciare l’allenamento: 32 vasche, 8 per ogni stile.

Gli orari sono perfetti: dalle 16.30 alle 18.15. In acqua mi sento come se tutti i problemi e le preoccupazioni scivolassero via nelle onde che creo nuotando.

30 vasche, 31, 32… decido di farne altre due, ma le faccio in apnea: non mi definisco la perfezione, anzi, tutt’altro, ma sono molto portata in diverse materie e sport: sono molto brava nell’arrampicata, nel Bungee jumping , nella corsa e soprattutto nel nuoto e nel sub.
Nella mia vecchia scuola ho partecipato alle gare internazionali di nuoto e sub.

Sto finendo l’ultima vasca quando un’ombra mi passa davanti e mi mostra un’altra scena…

 Sono in un lago, sto nuotando verso un ragazzo girato di spalle quando qualcosa mi afferra la caviglia destra e mi trascina sul fondo. Mi dimeno. Chiamo aiuto. Nessuna risposta. Buio.

…Sono arrivata in fondo alla vasca senza rendermene conto e guardo l’ora: cavolo! Sono in ritardo!

Entro in casa cercando di fare meno rumore possibile per non farmi scoprire e arrivare “sana e salva” in camera mia, ma con scarso successo…
<<RAGAZZINA!!! Ti sembra questa l’ora di tornare a casa?!?! Dove sei stata?!?!>>
Io abbasso la testa e non rispondo.
<<RISPONDI!!! Sei uguale a tua madre! Farai la sua stessa fine!>> mi dice, e io per sfuggire alle sue mani corro in camera mia e la chiudo a chiave.
Ebbene sì, mia madre è morta in un incidente d’auto quando avevo due anni e mio padre se ne è andato con un’altra donna. Avevo anche una sorella, anche lei è morta, eravamo al lago, stavamo facendo il bagno quando ad un certo punto non la vidi più, la colpa è mia, dovevo prestarle più attenzione, era la mia sorellina… Io sono stata data in custodia a mia zia, una donna perfida che mi sfrutta e picchia se faccio qualcosa che esce dalle sue regole; avete in mente la matrigna cattiva di Cenerentola? E Hitler? Ecco. Immaginate che si sposino e facciano una figlia, quella è mia zia.
Il peggio è che sia anche sposata (non si sa come) e che abbia dei figli: Jackie e Jonas. Entrambi sono più piccoli di me e la maggior parte delle volte che l’arpia mi picchia, loro assistono, ed io, ogni volta, mi sento dannatamente in colpa.

Secondo giorno di scuola. Materie? Musica, francese, matematica, inglese, latino e storia dell’arte… se non altro come mattinata è leggera, no?
Speriamo vada tutto per il verso giusto; non sono in cerca di guai, ma ho come lo strano presentimento che qualcosa di terribile stia per incombere su di me… anzi, su tutti noi…

<<Hey ragazzina, guarda dove metti i piedi!>> solo questo sento, poi, mi ritrovo distesa sul pavimento e senza un motivo preciso mi metto a ridere con gusto.
il tipo che mi ha urtato deve aver pensato che ridessi di lui perché si è arrabbiato da morire. Okay, forse anch’io mi sarei infuriata, ma lui era buffissimo! Aveva le orecchie rossissime e la faccia bianchissima. Il fatto è che non ridevo neanche per quello, ma perché mi ha fatto capire che il pavimento è molto più comodo delle panchine… okay… forse non sono proprio normale… ma c’è di peggio, credetemi.

Tralasciando questo “piccolo” particolare, a quanto pare ora tutti mi rispettano e mi vedono… e tutto questo perché?! Perché ho riso dietro ad un ragazzo che ha un padre che non lo calcola minimamente e una madre che continua a rimproverarlo. Perché ho riso di un ragazzo che come tutti gli altri porta una maschera, una maschera debole, che se riconosci riesci anche a capire chi ci sta dietro.
E io cosa ho ricavato da tutto questo? Nulla, anzi, solo altri problemi da aggiungere a quelli che già ho. Per una persona come me essere “vista” è come un passo in più verso l’inferno perché ora che tutti si sono accorti che esisto avranno commenti a bizzeffe da fare su di me e non riuscirò più a stare tranquilla, vivrò con il costante turbamento che qualcuno possa capire cosa mi succede tra quelle quattro mura che tutti chiamano casa.
E io che pensavo di riuscire finalmente a rimanere per un anno scolastico intero invisibile a tutti… Futile speranza.

Finalmente suona la campanella e dobbiamo entrare in classe, non ne posso già più di tutti quegli sguardi puntati su di me. Vado a sedermi nel solito posto in fondo vicino alla finestra e tiro fuori il quaderno degli appunti. Sinceramente, francese è una materia che proprio mi annoia, ma spero di non addormentarmi troppo in fretta…

– Hey! Stai attenta! – urlai mentre venni travolta da una ragazza che correva – Scusa! – mi urlò di rimando e io rimasi basita, perché conoscevo quella ragazza: era la mia copia perfetta. Mi alzai e la seguii di nascosto, sapevo cosa stava per succedere…
Un ragazzo e la ragazza che mi aveva urtato si stavano tenendo per mano, si guardavano negli occhi e non sembrava esserci nulla se non loro. Si baciarono. Lei prese fuoco e mentre urlava e si dimenava in preda al dolore lui, impotente non fece niente… non cercò di sottrarla alle fiamme… niente… quasi già sapesse che sarebbe finita così…

Mi sveglio di soprassalto, il che fa girare la prof di francese verso di me <<Scusi, ma mi pareva di aver visto un’ape e sono allergica…>> invento, lei ci crede e continua la sua lezione, ma appena comincia a parlare sento le palpebre pesanti e mi addormento…

Sono in una stanza molto sporca e trasandata…  un bambino piange, una donna urla, suoni confusi e disordinati, c’è un gran caos… le pareti e il soffitto sono pieni di crepe e rischiano di crollare da un momento all’altro… cerco una via d’uscita… mi ritrovo in una piscina… ci cado dentro… paura… non so nuotare… tocco il fondo… le tenebre mi chiamano… rispondo al loro richiamo… buio…

<<DRINNN!!!>> suona la campanella e di nuovo mi sveglio facendo girare la professoressa verso di me e io penso <<questa volta sono veramente nei guai>> ma lei si gira ed esce dall’aula senza dire niente.

Lezione di matematica. Non sono passati neanche dieci minuti che i muri della scuola vengono mossi dalla scossa leggera di un terremoto, noi non ci muoviamo più di quel tanto. Questione di pochi attimi e tutti siamo nei corridoi della scuola mentre diverse scosse a ripetizione, fanno crollare muri e parti del soffitto creando il panico totale.
Sono sulle scale quando una parte del tetto mi crolla sulle gambe, chiamo aiuto, ma in mezzo a tutto quel frastuono nessuno mi sente. Non riesco a muovermi e sento di starmi dissanguando, lì, in una stupida scuola.

Ho letto da qualche parte che la morte per dissanguamento è la peggiore insieme a quella sul rogo e ad altre che non ricordo.

Sono “tranquilla”, ma ad un certo punto… Paura! Mi vengono in mente Jackie e Jonas che dovranno vivere da soli con quella donna e cerco di liberarmi, ci sono quasi riuscita ma sento un rumore che non mi piace per niente… alzo lo sguardo e vedo il soffitto intero crollarmi addosso… grido… buio…

<<AHHHHHHH!!!!>> Mi sveglio madida di sudore e mi accorgo di star piangendo. Dove sono? Mi guardo attorno e mi dico: <<Calmati, calmati, sei nella tua stanza, non è successo niente, tutti stanno bene, mamma e papà stanno dormendo nella stanza accanto. Era solo un incubo… era solo un brutto sogno…>>

 

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