INVERNALE

TESTO DI GAIA FRANCHI

Le vacanze invernali erano appena iniziate quando io e i miei amici decidemmo di andare a pattinare al lago, che era ormai ghiacciato completamente da giorni. Come immaginavo, gli altri avevano deciso di invitare anche alcune ragazze e tra loro c’era anche Dahlia, la mia Dahlia. Presi i pattini un tempo appartenenti a mio fratello ed uscii.

Quando arrivai al lago, erano già tutti lì, ma ancor prima di salutarli non potei fare a meno di stupirmi delle differenze tra quel luogo in estate e in inverno. Il bosco circostante era interamente bianco: sia i pini e i loro aghi sempreverdi, sia gli spogli scheletri delle latifoglie avevano abbandonato l’acceso verde estivo per essere ricoperti da un soffice strato di neve, e la superficie del limpido lago era ghiacciata e abbastanza regolare da poterci pattinare senza rischiare di cadere. Notai che tutti gli altri erano già pronti ad entrare nella nostra pista personale, e mi sbrigai ad infilarmi i pattini. Non appena ebbi finito, vidi Dahlia davanti a me, che si allontanava dalle altre ragazze per raggiungermi. Era bellissima: aveva gli occhi azzurri come il cielo primaverile, gli occhi leggermente mossi e rossi come le foglie autunnali e le labbra rosse come una mela matura d’estate. La sua carnagione era chiara e il suo viso pieno di lentiggini. Ricordo di averla realmente descritta così pochi giorni dopo il nostro fidanzamento, e dopo avermi dato un bacio sulla guancia, aveva riso chiedendomi dove avessi lasciato l’inverno in questa mia “poetica descrizione”. Aveva una risata dolce e cristallina.

Dahlia mi sorrise con innocenza, chiedendomi di pattinare con lei. Fui subito al suo fianco, ma sulla pista non riuscimmo a trascorrere soli nemmeno pochi secondi. Tutti ci osservavano, attendendo un abbraccio, un bacio, o qualsiasi cosa si potesse commentare. Trovammo un’insenatura nascosta, ma anche lì eravamo perseguitati da sguardi indiscreti. Erano passate un paio d’ ore, quando una ragazza si precipitò sulla riva dicendo di aver sentito il ghiaccio scricchiolare. Inizialmente, nessuno le credette, ma poi la superficie del lago crepitò nuovamente e questa volta la sentimmo tutti.

Immediatamente, il gruppo di adolescenti fuggì dalla pista pericolante, ma mentre mi apprestavo a farlo anche io, Dahlia mi fermò:

-Il ghiaccio non è così sottile, non si romperà ora. Sta solamente scricchiolando, non c’è pericolo. Possiamo rimanere qui, sai, da soli.-

Sorridendole, accettai senza pensarci due volte. Eravamo ancora nell’insenatura, quindi gli altri non potevano vederci, così la baciai stringendola a me. Bramavo quel momento da tutto il pomeriggio e, felice di essere finalmente tra le sue braccia, la strinsi più forte. Continuammo a pattinare mano nella mano, nonostante sentissimo gli altri chiamarci, ma ad un tratto un punto poco regolare nel ghiaccio mi fece cadere, facendomi anche formare una piccola crepa nel ghiaccio. Mi ritrovai lì, con il viso a pochi centimetri dalla lastra, e guardando il fondo, la mia mente corse troppo, facendomi immaginare me e Dahlia sul fondo di quelle acque gelide, stretti in un abbraccio eterno, freddo, mortale.

Spaventato, mi diressi anche io verso la riva, dove gli altri mi aspettavano, e lo feci il più velocemente possibile. Dahlia mi seguì, ma lo fece con tranquillità e senza preoccuparsi delle grida delle compagne e dei ragazzi. Quando uscì dalla pista, ignorò tutti e si diresse direttamente da me. Mi insultò dandomi del vigliacco e gli altri, capendo la situazione, presero i pattini che si erano già tolti in precedenza e si avviarono verso casa, lasciando me e Dahlia soli nel bosco. Discutemmo: lei mi urlava contro e io cercavo di calmarla, scusandomi.

Improvvisamente si fermò, mi guardò con occhi di ghiaccio e disse:

-Se il giaccio sotto di me si fosse rotto, cosa avresti fatto?-

Senza esitare, risposi:

-Sarei corso a prenderti, stupida.-

Allora mi guardò, sorrise con aria maliziosa e mi venne incontro, per poi abbracciarmi. La strinsi a mia volta, sorridendo.

-Lo sai che ti amo?-

-Certo che lo so.-

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