L’altro e l’altrove. Il mare era di un violaceo minaccioso…

(L’altro e l’altrove, testo narativo di Martino Conedera, 4A)

 

Il mare era di un violaceo minaccioso e il cielo era colmo di nuvole che a tratti riversavano violenti acquazzoni sulla vastissima e quasi interminabile distesa d’acqua. Le enormi onde spinte dalla poderosa forza del vento si infrangevano sul nostro gommone, senza nessuna pietà. L’imbarcazione rimaneva impotente di fronte alla smisurata potenza della natura. Ad un tratto la vidi: era là, davanti ai miei occhi, come se con un fievole lamento mi chiamasse a raggiungerla. Eravamo salvi!

Il mio sollievo era immenso. In quel momento, rividi tutte le atrocità che avevamo vissuto, tutte le ingiustizie che avevamo incontrato e tutte le violenze che avevamo subito. Ora era tutto finito! Mi sembrava quasi che quelle orribili emozioni mi fossero scivolate via dalla mente, come se non mi fossero mai appartenute.

Tra i pianti e gli schiamazzi di gioia, il gommone si avvicinò sempre di più alla riva. Due persone piuttosto giovani, che indossavano la stessa divisa arancione, si avvicinarono. Spinsero il gommone sino a riva e ci aiutarono a scendere, poi curarono coloro che ne necessitavano e ci diedero cibo e acqua.

La percezione di smarrimento era forte, accentuata inevitabilmente dalle incomprensioni verbali che si erano create, ma mista all’immensa gioia che ci animava, provocava nelle nostre menti una sensazione strana, quasi di sicurezza.

La spiaggia era immersa nel caos totale: c’erano persone che piangevano per i loro cari, altre che urlavano per la disperazione, mentre le persone del posto cercavano di aiutare come potevano, dando assistenza medica ai feriti e cibo e acqua a coloro che ne necessitavano. Rimanemmo lì per alcune ore ad aspettare che qualcuno ci desse nuove informazioni.

Finalmente, dopo un’attesa infinita, qualcuno ci venne a chiamare per eseguire i protocolli di registrazione. Tutto si svolse in modo estremamente lento e fummo costretti a trascorrere la notte sulla spiaggia. Qualcuno ci portò delle coperte, mentre altri montarono delle tende di fortuna per trascorrere la notte.

L’indomani mattina, sbrigate le pratiche, ci diedero qualche soldo, un documento e ci lasciarono finalmente liberi, liberi e salvi.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...