L’altro e l’altrove. Lei è Jamira…

(L’altro e l’altrove, testo narrativo di Melissa Morandi, 4C)

 

Lei è Jamira, una donna vedova siriana di trentanove anni. Ha abbandonato il suo paese distrutto dalla guerra e le poche persone ancora vive della sua famiglia per poter raggiungere la Grecia, un luogo che, da come si racconta, è pieno di vita e di cibo e dove la guerra è ancora ben lontana. Suo marito si chiamava Amil e faceva l’ortolano nel mercato del paese; morì durante una sparatoria: cinque colpi di pistola lo portarono via. Jamira non ha un lavoro, poiché il piccolo bar del paese dove lavorava è stato bombardato.

In questa foto, si trova in mezzo ai rifiuti gettati per terra da centinaia di persone nel piazzale di una stazione ferroviaria. Jamira ha con sé soltanto alcuni abiti sporchi, una bottiglia d’acqua quasi vuota e i pochi soldi, necessari per continuare il tragitto verso la terra di pace, che ha ricevuto in cambio alla vendita di un rene. Questa asportazione non è stata facile: è stata fatta nel bel mezzo di un vicolo poco frequentato ed in mezzo ai rifiuti. La donna non era stata avvisata quando fosse avvenuta “l’operazione”: è stata addormentata un sabato sera, mentre stava tornando a casa dal mercato dell’usato; la mattina seguente si è svegliata, con gli abiti pieni di sangue e con un dolore lancinante alla zona lombare.

Dopo la morte del marito e degli amici, il bombardamento del bar e del paese, Jamira decide di partire nella speranza di trovare la pace e di vivere una vita senza lacrime.

Parte dalla stazione ferroviaria di Palmira, il paese dove è nata e cresciuta. In questa stazione, i treni passano di rado e quelli che passano sono colmi di persone e tutti arrugginiti. Quando Jamira sta per salire sul treno per percorrere la prima tratta del viaggio, non è sola: altre centinaia di persone salgono con lei. Gli altri siriani spingono, urlano e alcuni si picchiano per salire, siccome il capotreno non faceva salire tutti. Jamira è una delle ultime a salire e l’unico posto che trova è di fianco a una famiglia di bambini malnutriti e urlanti.

Questa piccola tratta passa velocemente e il treno arriva a Furqlus, una stazione ferroviaria con molte persone. Il prossimo treno che partirà per il porto di Loadicea, passerà soltanto tra due giorni. Jamira è costretta a passare le giornate stesa per terra, con poca acqua e troppi pochi soldi per procurarsi cibo a sufficienza. Una volta arrivata al porto, Jamira è debole, non mangia da giorni, è malata e ha paura. Si rende presto conto che ha bisogno di soldi per potersi nutrire e affrontare il viaggio. Una sera, in un quartiere frequentato, decide di chiedere l’elemosina ricevendo soldi a sufficienza per poter mangiare un pasto caldo.

Lei è spaventata per quello che sarà il resto del viaggio: una volta arrivata a Loadicea, avrebbe dovuto prendere un barcone che l’avrebbe portata ad Atene. Jamira ha sentito dire che molte persone sono arrivate sane e salve e ora stanno vivendo una bella vita, ma ha sentito parlare anche di barche che si sono rovesciate o hanno avuto dei guasti, provocando la morte per annegamento di centinaia di persone.

Una settimana dopo l’arrivo a Loadicea, le persone incaricate al trasporto per mare chiamano Jamira e molte altre persone, dicendo loro che la barca è pronta. Si tratta di un grande e arrugginito barcone, ma tutti salgono senza dire una parola e senza guardarsi indietro. La donna guarda il cielo, pieno di nuvoloni grigi carichi di pioggia, che si stanno avvicinando.

Sono circa a metà tragitto, quando la pioggia incomincia a cadere e il mare incomincia a muoversi. La barca è colma di acqua e di gente che strilla spaventata. Il gommone rischia di ribaltarsi, onda dopo onda. Jamira, come tutti i passeggeri, si aggrappa a una maniglia tenendo chiusi gli occhi per non vedere l’orrore che è davanti a lei. Le onde si fanno sempre più imponenti e la barca imbarca sempre più acqua.

Ad un tratto, tra le urla e le lacrime, la barca sta decisamente affondando. Le persone saltano in acqua, cercando di nuotare nonostante non siano capaci. Jamira è in acqua, al freddo e senza forze, e cerca di stare a galla. Ma la vista le si annebbia e ad un tratto si trova sott’acqua. Annaspando, cerca di tornare in superfice, ma purtroppo i suoi sforzi sono vani.

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