SONO SOLO UNA STORIA

(Racconto di Olivia Lamassa, 4D)

Salve.

Forse è il caso di presentarmi, anche se di nome non saprete mai chi sono. Io sono una persona da cui la notte fugge, e colei che per lei si strugge. Sono una signora, niente di speciale in me, tranne che il mio lavoro; per l’amor del cielo, ufficialmente sono solo una normalissima hostess con una gonna attillata di un colore troppo sgargiante, una camicetta bianca, un blazer un po’ troppo vistoso e un foulard al collo, nemmeno fossi una piccola scout che bussa di porta in porta per vendere i biscotti, ma è il lavoro che faccio per svagarmi quello sì che è molto particolare. Consiste nell’andare a trovare la gente, soprattutto bambini, ma non è detto. Se per caso vi state chiedendo se sono forse la fatina dei denti, la risposta è no, e prima ancora che ve lo chiediate, non sono nemmeno Babbo Natale e neanche Gesù bambino, non ho poteri magici, non posso far comparire e scomparire gli oggetti, non posso rendere il mondo un posto migliore pronunciando la parola “abracadabra” e non assumo magicamente altre forme. Per il mio passatempo, il mestiere di hostess è quasi perfetto, mi permette di conoscere le persone che andrò a trovare, purtroppo però devo sempre e comunque aspettare di atterrare e qui c’è il rischio che io non le ritrovi. Devo dire, a parte tutto, che personalmente mi trovo una persona sufficientemente simpatica, anche se vi auguro di non incontrarmi mai, perché, purtroppo, sarei l’ultima persona che incontrereste, per sempre…

Ma partiamo dal principio: io non ho sempre fatto questo, ci ho solo preso gusto man mano che le lancette dell’orologio giravano, ho acquistato bravura e scaltrezza nel tempo, poi, certo, si può dire che quello che faccio non è corretto, tutto quello che volete, niente da ridire, solo che io non vengo a reclamare quando il vostro hobby è fare il giardiniere e tagliare via rami e rami dalle piante, non credo che loro ne siano molto felici, come se arrivo io e vi taglio un braccio perché non mi piace come si piega davanti al sole, non vengo da voi a dire che è scorretto se suonate il violino, anche alle tre di notte e fate morire le orecchie dei vicini senza pietà, quindi ciò che vi chiedo è solo di non giudicare, che se io non sono corretta, non lo siete nemmeno voi. Io sono comunque fermamente convinta che, in alcuni casi, andando a trovare determinate persone, datemi retta, faccio solo del bene, perché io vado a trovare persone con dei particolari requisiti, e poi le colleziono come faceva una mia vecchia prozia con le bambole di porcellana, ne aveva centinaia sparse per la sua vecchia casa, e le più belle le metteva bene in mostra sul caminetto di sala, così io colleziono i particolari dei loro requisiti, come in un diario si collezionano i particolari di una vita e, come un diario le mie collezioni rimarranno segrete fino alla mia morte.

La mia storia, comunque, parte ancora prima, e se non ve la raccontassi, come fareste a comprendere come funziono? A quattordici anni ho finito le scuole medie, come una persona normale, e allo stesso modo, come una qualsiasi adolescente, ero completamente insoddisfatta, così feci un soggiorno linguistico a New York che fu per me un nuovo inizio e allo stesso tempo la causa di tutto. Feci un incidente in auto durante una gita in campagna con un ragazzo che avevo conosciuto. Ancora fatico a pensarci, rotolammo giù e giù in un fiume fino a che non colpii forte la testa. Mi risvegliai in una cantina con addosso solo la biancheria e piena di bende, manco fossi una mummia, rosse grondanti di sangue come se stessero per scoppiare manco fossi una mummia. Non ricordavo niente, chi fossi, dove fossi, o altro. Passarono due anni in cui vissi con un energumeno di nome Jim che mi sfruttava, nella fattoria prima che cominciassi a ricordare, e quando mi resi conto di quello che era successo, feci quello che feci e con una borsa tornai a New York. Il viaggio in treno rappresentò, simbolicamente, il cambiamento. Fu anche straziante, durò ore e ore, ancora mi chiedo dove fossi finita. Dal treno vedevo un bellissimo paesaggio, e l’odore che sentivo dal finestrino alto balconato era quello della libertà, e vedevo riflettersi nei miei occhi, dal sole, tutti i ricordi che avevo ritrovato.

Dopo questa affascinante storia strappalacrime arriviamo alla parte più carina. Jim fu il primo delle mie collezioni, era classificato sotto le categorie: Coglione (o stronzo se preferite),***, sovrappeso, uomo, sopra i 50anni,ultra 50enne, biondo e “osso del collo duro”. Con il particolare sottotitolo di “vaff***” tanto per censurare.***. Tempo due anni e divenni hostess e così cominciai a scoprire il mio hobby. Le persone che poi avrei trovato interessanti mi passavano davanti agli occhi come un banchetto e io non dovevo far altro che servirmi.

Ci sono tante storie che potrei raccontarvi, come quella del mio secondo signore ultra cinquantenne sovrappeso che andai a trovare (sì, sono i miei preferiti, perché la maggior parte delle volte sono così felici di vedermi che nemmeno si rendono conto, credono che io sia una specie di Escort ad alta quota, è come rubare le caramelle a un bambino, troppo facile). O potrei raccontarvi la storia di un mio degno rivale, ma anche se mi sono molto divertita durante la sua visita mi stava talmente sulle cosiddette che non sprecherei molte parole sul suo conto. Oppure potrei raccontarvi la storia della mia prima fiamma. Oh, quanto era bello quel ragazzo, così carismatico, aveva degli occhi blu da perdersi dentro, e che muscoli! Le ragazze, quando discutono di ragazzi, tendono sempre a parlare di occhi, dolcezza e così via, per non sembrare troppo superficiale, ma andiamo, quando una persona è solo un gran pezzo di gnocco con una tavoletta di cioccolato per addominali, è solo quello vale la pena dirlo, comunque ha avuto il coraggio di mollarmi con un messaggino, no ma ci rendiamo conto? Così sono andata a trovarlo e l’ho classificato nelle mie collezioni sotto le categorie: gran pezzo di gnocco (tanto per essere professionale), biondo, SMS (categoria sotto la quale classifico le persone con cui avevo una corrispondenza diretta), traditore e Coglione ***1(categoria in cui, se non avete capito, classifico il 99% delle persone che vado a trovare). Di interessanti direi che ci sono le storie sulle scolaresche, i bambini sono carini e dolci. Oh, potrei raccontarvi anche di quella volta che sono andata a trovare il bambino più dolce del mondo, avevo il compito di guardarlo sulla tratta da Chicago a Miami, era così piccolo che aveva cominciato a chiamarmi mamma, forse con lui è stato un peccato a ripensarci.

In ogni caso la storia che vi racconto è ancora più bella. È la persona con cui mi sono divertita di più. Lui rientrava in tutte le categorie, era l’impiego della vita, il culmine della mia carriera. Lo incontrai durante uno dei miei giri nella sala d’aspetto dell’aeroporto della Carolina del Sud, che facevo sempre per conoscere nuove presone. Non ricordavo dove, ma lo avevo già visto, aveva un alone di mistero attorno a sé, mi attirava così tanto che volevo “andare a trovarlo” (e non provate nemmeno a pensare male perché non è quello che credete). Così mi sedetti nel posto alle sue spalle guardando per la centesima volta il video del teatro su Jack lo Squartatore. Cavoli quanto è bella quella storia? Lui sì che era un personaggio carismatico, affascinante e intrigante, mi emoziono sempre quando lo guardo e alla fine inspiegabilmente piango, mi azzarderei quasi a dire che potrei anche ammirarlo. Comunque… Dove eravamo?… Ah già!… aspettai, e aspettai. Quando si alzò non riuscivo a credere alla mia felicità, andava verso il gate del mio aereo per New York. Salii sull’aereo, e nel frattempo i miei occhi lo seguivano con l’attenzione che ha un gatto appiattito sul pavimento mentre fissa il topino sua preda. Era un’ossessione, non riuscivo a pensare ad altro e per attirarmi ancora di più, nemmeno quando feci quella ridicola danza per indicare le uscite di emergenza o scivolai sulla cinghia della borsetta di una signora mi diede attenzione e questo mi faceva impazzire quasi sentivo il suo odore come Edward sentiva il profumo del sangue di Bella. Mi attirava troppo, non avrei resistito ancora a lungo, era come trovarsi davanti alla mia qualità preferita di eroina durante la disintossicazione e quell’aria da secchione mi faceva impazzire. Per di più era anche una brutta persona, dai messaggi che avevo letto sul suo telefonino in sala d’aspetto tradiva la fidanzata, faceva parte di quella categoria di nerd che avendo inventato roba molto famosa era ricchissimo e continuava a fregare i suoi soci, insomma cosa si poteva volere di più da una persona da andare a trovare.

Atterrati a New York lo seguii, andò in quello che credo fosse il suo ufficio, ma proprio non mi sembrava il luogo adatto per andare a trovarlo era troppo pulito. Lo seguì fino a casa sua, un Loft nell’Upper inside dove incontrò la moglie e i figli, era così falso, mi venne il vomito guardandolo baciare i sui figli con quella bocca piena di cattiverie e tradimenti, e abbracciare sua moglie con quelle braccia che chissà quante altre ne aveva strette, ma visto che non sono una persona cattiva mi dissi no dai lasciamo alla sua famiglia un attimo di felicità. E mentre aspettavo seduta in un taxi, le estremità della mia bocca si alzavano in un macabro sorriso, mentre la mia mente ripercorreva il suo odore, e le mie mani si contorcevano da sole per contenersi e risentivo la sua voce così soave capace di incantare chiunque. Riuscivo quasi a percepire il suono delle sue dita che battevano velocemente sullo schermo del cellulare, con un suono amplificato, come dicono che sentono i cani, e nel frattempo l’aria si faceva più densa, la mia bocca emetteva piccoli sbuffi di aria fredda e io mi soffiavo nelle mani aspettando, pazientemente e nervosamente. Ma poi quando dopo soli 20 minuti che era tornato a casa uscì per andare a telefonare sulla riva del fiume Hudson non ci vidi più. Partii in quarta, lo seguii, più mi avvicinavo più sentivo l’intensità della sua persona, della sua persona così perfetta e della sua presenza. L’ho seguito fino a che non si sedette  su una panchina in una curva buia.

La lama brillava, volevo godermi a pieno il piacere, finalmente di quella sensazione dopo tanta agonia. Non avete idea del sollievo nel sentire la sua anima scorrere via un po’ sul fiume e un po’ in me, perché era questo che succedeva quando andavo a trovare le persone: rubavo un pezzetto di anima, che usavo per scaldarmi, come una bella pelliccia in inverno. La sensazione è come quella di una persona incontinente che dopo quattro ore seduta ad un banco arriva a casa e si libera: il semplice piacere della natura. Mi sentivo talmente bene, come liberata da un peso. Come sempre ho classificato la sua storia. Presi le sue impronte, molto bruscamente, un po’ di sangue, una ciocca di capelli neri come il carbone, credo che sarebbero molto belli da accarezzare su una testa viva, fortunate le sue amiche. Presi un appunto mentale per non dimenticarmi il suo ghigno, che aveva assunto nella sala d’aspetto, e lo riprodussi sulle mie labbra. Era perfetto come se fosse stato lì ad aspettarmi, lo indossai come si indossa un bel vestito per una serata, e mi calzava alla perfezione e decisi che alla fine di ogni visita lo avrei assunto come un marchio. Infine presi la sua testa, la riposi delicatamente nella mia valigetta, pensai che arrivata a casa avrei dovuto pulirla, perché puzzava di cadavere, gli aprii la camicia e su quel petto scavato da nerd incisi con una lama più precisa la parola “PERFECT”. Indossai il suo mantello elegante, un po’perché avevo freddo e un po’ perché era senza dubbio da donna, spinsi il suo corpo giù nelle acque del fiume e con una camminata lenta ed elegante tanto per fare un uscita ad effetto percorsi la riva del fiume fino a scomparire nel buio della notte.

Allora, avete capito chi sono?

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